C’è una precisa documentazione storica [ripresa in uno studio di G. Barbero] che ricorda come la devozione a "Maria, Madre del divino Pastore" – o, semplicemente, "Divina Pastora" – abbia avuto origine in Spagna fin dall’inizio del sec. XVIII, e in Italia fosse diffusa tra la fine dello stesso secolo e la prima metà del sec. XIX. Occorre però anche precisare che, nei ‘Rescritti’ con i quali la Santa Sede concedeva le Indulgenze per le pie pratiche devozionali e la facoltà di celebrare la Messa in onore della Vergine così onorata, non si usa mai il titolo di "Divina Pastora", anche se esso ricorreva spesso nelle suppliche dei postulanti e nei discorsi dei predicatori popolari, ma quello teologicamente più corretto di "Madre del Buon Pastore". Per la cronaca, la storia complessiva di questa devozione è stata scritta dal Cappuccino p. J. B. Ardales, il cui primo volume La Divina Pastora è stato pubblicato a Siviglia nel 1949. Merita poi un accenno il fatto che uno dei cooperatori del Padre Cappuccino Eugenio da Potries (che a Roma, nel sec. XIX, fu molto attivo nel diffondere questa devozione) fu il Marchese Emmanuele De Gregorio, che nella sua casa di Roma e nella Villa di Albano Laziale ospitava spesso il pio Cappuccino. Della corrispondenza del frate con la famiglia De Gregorio sono rimaste – nella Villa di Albano, in seguito ereditata dalla Società San Paolo – ventun lettere che fanno ora parte del Fondo De Gregorio nell’Archivio Generale della Famiglia Paolina. È presumibile che anche da questa "documentazione" il Beato G. Alberione abbia tratto ispirazione per promuovere la devozione a "Maria, Madre del Buon Pastore".